La biadina: un antico liquore da bere con i pinoli

05 luglio 2017

Ormai abbiamo capito che la Versilia, e più in generale la Toscana, è una fonte di goduria e immensa soddisfazione per i nostri palati. Dopo aver gustato il pecorino, la tipica zuppa di cozze, un piatto a base del ricercato fagiolo di bigliolo e i particolarissimi sgabei, non può mancare un buon amaro per concludere in bellezza il pranzo. E chi meglio della biadina, il tipico amaro di Lucca, può assolvere questo compito?

Un po’ di biada per il cavallo e un po’ di biadina per il cavaliere

Il suo nome deriva dalla biada (il foraggio) per i cavalli e la sua storia fa sorridere: a Lucca, nel negozio di Tista – fondato da Giambattista Nardini – nell’Ottocento si era soliti offrire ai viandanti arrivati in città per il mercato un po’ di biada per il cavallo e un po’ di biadina per il cavaliere. Così, il rifocillo era presto dato. E se inizialmente era solo un grande mix di tutti gli avanzi di liquore che finivano in un contenitore dietro il banco, negli anni la ricetta è stata codificata e quel liquore è diventato un simbolo della città.

La biadina si fa notare per il suo colore ambrato scuro, per il gusto di erbe amarognole ma al contempo delicate; la gradazione è di 27° e la ricetta originale – e anche molto antica – prevede una lunga macerazione di erbe aromatiche, di corteccia e di china. Ma un’altra caratteristica la rende unica: non semplici bicchieri per la sua degustazione, bensì solo bicchieri piccoli recanti sul fondo pinoli sgusciati che ne ingentiliscono il sapore.

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