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Se dico peperoncino rosso, a cosa pensate? Rosso, potenza, sapore forte, attività, calore, lacrime,  estremismo. In una parola: vita. Se dico: strade di città, a cosa pensate? Grigio, asfalto, infertilità, rudezza, freddo. In una parola: morte. Così è più chiaro comprendere perché la mostra di Giuseppe Carta,  – da Piazza del Duomo di Pietrasanta al pontile di Forte dei Marmi – susciti un certo tipo di emozioni. Le gigantesche installazioni naturalistiche, tra cui proprio un peperoncino di 16 metri, mettono in luce visivamente l’incontro di due poli di un magnete: vita/morte. Contrasti e scintille, è così che l’arte emoziona, muove e smuove.

La mostra

Iniziata già lo scorso 11 febbraio si protrarrà, fortunatamente, fino all’11 giugno 2017 ed è intitolata “Giuseppe Carta. Orti della germinazione”. Una personale magistrale, una vera antologia, che raccoglie un centinaio di opere, di tutti i tipi. Dalle sculture – di tutti i materiali: bronzo, marmo, alluminio, resina – agli oli su tela. Attraverso tutte le cornici, da Piazza del Duomo, alla prospiciente Chiesa di Sant’Agostino, fino al pontile di Forte dei Marmi: profano-sacro-mare. Non è la tipica supercazzola toscana inaugurata dal genio di Monicelli in Amici Miei (1975). Il mare effettivamente conclude il binomio precedente. Per le sue frequentazioni estive fa venire in mente il profano delle vacanze spensierate. Per la sua melanconica bellezza, evoca un senso di religioso rispetto.
In un contesto, così, perfetto, si snocciola l’arte di uno che arriva sempre dal mare. Da un’isola, per la precisione: la Sardegna. Giuseppe Carta, contadino ed artista di Banari (Sassari), con il suo realismo naturalista è di casa in Toscana. Già nel 2012, infatti, aveva curato la scenografia del Teatro del Silenzio di Andrea Bocelli a Lajatico (PI). In Versilia, invece, ancor di più: sono state tante, nel corso degli anni, le installazioni realizzata in collaborazione con la Fonderia Artistica Mutti Francesco, proprio a Pietrasanta.
Il curatore, Luca Beatrice, ha speso in proposito queste parole: “Dalla pittura a olio, di cui è vertiginoso interprete attraverso una particolare forma di realismo, Giuseppe Carta affronta ora lo spazio pubblico dell’arredo urbano con la scultura di grandi dimensioni, confrontandosi con una delle piazze più suggestive d’Italia. I suoi peperoncini rossi, atterrati come alieni mansueti a Pietrasanta, riscaldano l’ambiente e il cuore. Più che mai il potere afrodisiaco dell’arte colpisce nel segno. La regia di Alberto Bartalini, eccentrico produttore di idee, arricchisce un allestimento onirico e surreale”.
Ed è come se dalla forma della scenografia, Carta, in Toscana, non si fosse mai staccato. La mostra pare simile ad un’imponente scenografia urbana e non. Così come lasciano trapelare, anche, le parole dell’altra mente della mostra appena citata,  Bartalini.
“La volontà – spiega – è stata quella di trasformare gli spazi urbani in luoghi di germinazione di pensiero: frutta, verdura, peperoncini rossi e melagrane quali simboli di fertilità e impulso alle idee. Di grande stimolo per il mio lavoro è stato il connubio tra l’arte classica del luogo, la pittura e la scultura realista del Maestro Giuseppe Carta e il suo linguaggio pop, con le macro dimensioni delle opere.”

L’autore

Della Natura, Giuseppe Carta ha fatto il suo personalissimo serbatoio artistico di simboli a cui dare nuova vita artistica. Frutti e ortaggi, presi in ogni fase del loro sviluppo, senza nulla escludere. E non potrebbe essere altrimenti, visto che – come già si accennava – presso la sua Fondazione, sui colli di Banari, si occupa di arte e coltivazioni. La natura, Carta, la osserva da vicino, ogni mattino. E ne è fedele riproduttore, vista la sua vena verista.
È per questi motivi che nel corso della mostra versiliese sarà possibile trovare peperoncini di 16 metri, che spuntano fuori dal freddo asfalto, pere di marmo, la scultura di una melagrana dischiusa. Questi stessi, potenti simboli di vitalità, pensiero, emozioni e creatività, li ritroviamo poi su tela, all’interno della Chiesa di Sant’Agostino. Chiesa abilmente addobbata dal regista Bartalini. Oltre alle tele, sopra ai nove altari esistenti, è possibile trovare nove riproduzioni ed al centro di tutta l’architettura la raccolta di frutti in bronzo policromo e alluminio. Una installazione teatrale.

Con questa mostra, è come se l’artista facesse il punto, dopo un eccellente percorso scultoreo, premiato con esposizioni d’eccellenza, come quelle alla Biennale di Venezia, all’Euroflora di Genova, all’Expo di Milano 2015 (padiglioni Cina e KIP ONU) e la programmata esposizione presso la sede di Eataly, a Roma, nella seconda metà del 2017.

Un evento, dunque, da non perdere: segnatelo nel calendario, di tempo ne avete abbastanza!

 

Via VersiliaToday

 

 

 

 

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