Mostre: Colori e forme del lavoro – Da Signorini e Fattori a Pellizza da Volpedo e Balla

19 giugno 2018

È uno dei momenti più interessanti e rivoluzionari della storia e dell’arte italiana quello che la mostra Colori e forme del lavoro – Da Signorini e Fattori a Pellizza da Volpedo e Balla vuole indagare portando nella splendida cornice di Palazzo Cucchiari di Carrara oltre 50 opere provenienti da collezioni pubbliche e private italiane. Curata da Massimo Bertozzi ed Ettore Spalletti, è la quotidianità della gente comune la vera protagonista delle tele presenti.

Protagonista la quotidianità del dopo Unità d’Italia

Inaugurata lo scorso 16 giugno, Colori e forme del lavoro proseguirà fino al 21 ottobre. Un percorso articolato in sette sezioni – lavoro domestico, lavoro nei campi, lavoro in mare e nei fiumi, lavoro nelle officine e nelle manifatture, lavoro in miniera e nelle cave, condizione sociale e commercio – per raccontare e indagare quel periodo che va dall’Unità d’Italia alla Prima Guerra Mondiale. Un nuovo modo di rappresentare la realtà coinvolge gli artisti dell’epoca e dei decenni successivi: un profondo rinnovamento tematico e formale dato che sulle tele non trovano più posto eroi e poeti, ma la gente comune colta nella propria realtà quotidiana, nella fatica del lavoro soprattutto, nei campi e nelle officine come in casa o in bottega, ma anche nella pena e nella miseria che sempre dà la mancanza del lavoro.

A Colori e forme del lavoro in mostra Pellizza da Volpedo, Giacomo Balla e Morbelli

Tra le sale dei primi due piani della suntuosa residenza ottocentesca trovano posto dipinti e sculture di alcuni dei principali artisti di quella che fu la pittura Macchiaiola, Verista fino ad arrivare alle suggestioni simboliste delle prime avanguardie. Sono Fattori, Morbelli, Signorini, Pellizza da Volpedo – quest’ultimo presente con un disegno preparatorio del celebre Quarto Stato conservato al Museo del Novecento di Milano – Vincenzo Vela e il pre-futurista Giacomo Balla i protagonisti di Colori e forme del lavoro.

Fil rouge delle opere degli artisti in mostra sono le immagini del popolo, diventate oggetto di denuncia e origine di nuove e diverse suggestioni poetiche: poveri, contadini, anziani e lavoratori nelle loro differenti espressioni di umiltà, di bisogno ma anche di rivendicazione della propria identità, di affrancamento e quindi di rabbia, di protesta e di lotta.

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